La canzone dell’America

settembre 22nd, 2007

Richard Powers a PordenoneLegge

Mi vanto di essere uno tra i pochi italofoni che han letto tutti i romanzi di Richard Powers tradotti in italiano. Tuttavia non ci penso neanche, ad andare fino a Pordenone per vedere/ascoltare lo scrittore americano nell’ambito di PordenoneLegge (domani). Del resto l’ho saputo solo ora. Non che l’averlo saputo prima mi avrebbe motivato a sufficienza: Richard Powers non è David Foster Wallace né Mark Danielewski (per dire).
In effetti la notizia più interessante, dal mio punto di vista, è la pubblicazione per Mondadori del nuovo libro di Powers, "Il tempo di una canzone" (835pagg per 23euro!).
In realtà è uscito nel 2006, questo che, a quanto pare, è l’ennesimo grande affresco dell’America (nel senso di USA, ovvio) del ‘900. I gringos hanno un gran bisogno di ricapitolazione. Ciò ha generato negli ultimi 20 anni grande letteratura: "Underworld", "Mason&Dixon", gran parte delle opere di Philip Roth e Gore Vidal etc.
Se questo romanzone di Powers sia all’altezza di tali predecessori, non ne ho idea – né penso che lo leggerò presto, nonstante abbia apprezzato sia "Tre contadini vanno a ballare", sia "Il dilemma del prigioniero", sia "Galatea 2.0": ho già due robe mastodontiche in lettura e una lunga scaffalata di acquisti recenti in attesa. E ho anche una vita, credo.

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Feed dei commenti5 Comments

  1. Mohole

    Veramente in questi giorni ne è uscito anche un altro, Sporco denaro, lo compro domani…

    Il tempo di una canzone è semplicemente meraviglioso (ed io comincio a pensare che Powers sia meglio dell’ultimo DeLillo)

  2. pbeneforti

    ecco, sono sulla notizia con sei mesi di ritardo. anche se mi pare che “Sporco denaro” sia un romanzo del 1998 (“Gain”).

    Powers è meglio, dell’ultimo DeLillo; ma direi che è una valutazione per difetto. 😉

  3. utente anonimo

    ciao paolo, io sono andato per la prima volta a pordenonelegge, e mi è parsa un’ottima manifestazione, meglio di mantova. l’ufficio stampa del festival mi ha mandato in allegato il testo in originale di un racconto recente di powers, che non è stato ancora tradotto. se t’interessa te lo mando.

    sergio garufi

  4. biancac

    “Richard Powers non è David Foster Wallace né Mark Danielewski”….

    sì, ma è davvero valido…

  5. pbeneforti

    manda, manda, garufi. grazie molte fin da ora.

    biancasimplest: concordo, sennò mica leggevo 3 suoi romanzi. trovo tuttavia che il suo intento di realizzare una forma narrativa che coniugasse letteratura e scienza sia rimasto un po’ evanescente.

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