Non sono un patriota
Prima che si entri nel vivo dei festeggiamenti per il 150° dell’unità d’Italia – con l’eventuale revival di certa retorica nazionalista – vorrei ribadire pubblicamente che non ho mai avuto alcun senso della “patria”.
Ogni forma di nazionalismo e campanilismo mi dà fastidio. L’orgoglio dell’appartenenza ad un Paese [regione][città] (come se ci fosse un merito!) mi suscita sarcasmo. Gli appelli all’amor patrio e ai sentimenti legati al suolo natìo li trovo imbarazzanti.
Ciò non significa che io coltivi una qualche esterofilia, che aspiri a dichiararmi “cittadino del mondo” (che senso avrebbe?) o che idealizzi modelli anarchici.
Ho un normale senso di appartenenza verso territori sia sociali che geografici, a cerchi concentrici e con criteri del tutto individuali. Come tutti. Ritengo che i popoli siano definiti dalla lingua e che gli Stati siano forme organizzative; ma trovo che né i primi né i secondi meritino troppa devozione ed enfasi.
L’appartenenza ad un insieme sociale può essere un dato oggettivo (es.: tutti quelli coi capelli biondi) ed avere anche un significato (es: abitanti di una città il cui reddito è tot). Per riconoscere questi insiemi – e riconoscerne l’utilità, a volte – non c’è alcuna necessità di far leva sui sentimenti, specie su quelli sensibili alla retorica.
Io poi, da molti anni, ho anche perso ogni interesse per il calcio…!
La mostra – Foto
Aperta la mia mostra domenica 15. Ottima inaugurazione, direi.
(Resta aperta fino al 5 dicembre, in via dell’Ospizio 26/28 a Pistoia.)
Letture del 2008
I libri che ho letto nel corso dell’anno che sta sgocciolando via sono quelli elencati nella colonna laterale destra, alla voce Recentemente letti/riletti. Quindi non starò a rielencarli qua.
Di rilievo, nell’elenco, cito la rilettura (completa, stavolta) de L’arcobaleno della gravità di Thomas Pynchon, monumentale opera surreale e grottesca che però dovrei rileggere per apprezzarla meglio (una lettura troppo frammentaria non è adatta a questo libro).
Poi è d’obbligo ricordare la lettura di moltissimi dei romanzi di Terry Pratchett (una piacevole scoperta, specie in lingua originale); anche i romanzi di Douglas Adams successivi alla Guida galattica li ho letti quest’anno, con grande spasso.
Ma direi che la cosa rilevante, nelle letture 2008, è il fatto che 36 dei 59 titoli letti siano in formato e-book (e probabilmente qualcuno mi sono dimenticato di annotarlo). E, considerando sia gli ebook gratuiti che quelli venduti a basso prezzo, direi che il mio lettore di ebook Sony Reader ha già ampiamente ammortizzato il suo costo.
Petrarca in barca. Un’antica suggestione
Ho iniziato a leggere la Storia confidenziale della Letteratura italiana. 2 – L’età del Petrarca di Giampaolo Dossena.
Pensare al Petrarca cosa vi fa venire in mente? Io, ogni volta che leggo o penso al Petrarca, mi ricordo inevitabilmente il “Rapido fiume che d’alpestra vena/ rodendo intorno, onde ‘l tuo nome prendi,/ notte et dí meco disïoso scendi…“. Ed ogni volta che ho provato a rileggere quel sonetto – questa è la cosa curiosa – ho pensato che no, non era mica quella, la poesia che ricordavo, quell’immagine potente di un viaggio in barca su di un fiume ingrossato e turbinoso, al freddo, in inverno, per più giorni e più notti; un’immagine che mi porto dietro da almeno trent’anni e che è la sintesi più nitida che io conosca di un’idea di letteratura (e della poetica del Petrarca, ma questo è secondario).
In realtà, nella mia memoria, si sono fuse più fonti diverse; molte fonti diverse: dal Petrarca, intanto, ho fatto tutt’uno del Rapido fiume, del “Fra sì contrari vènti in frale barca mi trovo in alto mar, senza governo” e del “Solo e pensoso i più deserti campi/ vo mesurando a passi tardi e lenti“; e di questi versi forse mi è rimasta anche la descrizione di un critico, forse Giuseppe Petronio. Ma soprattutto a quell’immagine di viaggio, bizzarramente formatasi da ricordi liceali, hanno continuato negli anni ad attaccarsi e legarsi altre suggestioni letterarie, assai diverse tra di loro, molte delle quali nemmeno riesco a ricapitolare.
C’è la Vita di un perdigiorno (Eichendorff), c’è l’Odissea, e anche il Capitano Ulisse di Savinio; c’è Innisfree, l’isola sul lago (Yeats) e il Congedo del viaggiatore cerimonioso (Caproni); e persino ci sono quei versi di Sandro Penna che dicono “La vita… è ricordarsi di un risveglio/ triste in un treno all’alba (…)“. Ci sono poi molte altre cose, tra cui ricordi cinematografici. Tutto legato a quell’immagine petrarchesca – un’immagine in senso letterale, un ricordo visivo creato non dall’esperienza ma dalla letteratura (la letteratura ce l’ha, il potere di creare autentiche visioni).
Ecco, la cosa interessante da dire(*) riguardo a ciò è il fatto che le immagini – specie le immagini di sintesi, le immagini simboliche – hanno proprio la caratteristica di veicolare una concrezione di conoscenze e suggestioni che può essere anche ricchissima. È la ben nota differenza tra la conoscenza di sintesi veicolata, appunto, dalle immagini e quella dettagliata e “logica” veicolata dalle parole.
(Sono vent’anni che ho in mente di fare un quadro, da quella immagine del viaggio fluviale. Ovviamente non mi riesce.)
(*) Oddio, son cose banali, lo ben so; van viste nella prospettiva diaristica.
Fare facce
(Così, un intermezzo comico.)
Oggi e domani al Romecamp
Lavori di trasloco in corso
nessun titolo
Per quelli lunghi ci pensa la pigrizia.
Marche nuptiale
Roma, 25 ottobre 2008 etc.
Qua un po’ di foto fatte ieri alla manifestazione del PD. Qualche altra foto – postata al volo, instant pics, per così dire – sta qua.

Ribadisco l’impressione già detta ieri: l’abbondante partecipazione è venuta dal bisogno di mostrare l’incazzatura contro il governo Berlusconi; ma per mostrarla sia a Berlusconi che alla dirigenza del PD, questa incazzatura.
Proposito per i giorni/mesi a venire: rompere costantemente i coglioni alla suddetta dirigenza. I dirigenti diretti. Dirigere i dirigenti. (Ma se uno li chiama "rappresentanti" suona meno paradossale.)
C’era Sandro Curzi in sedia a rotelle, ridotto maluccio.
Nota personale: mi accorgo che ieri avevo con me 4 periferiche, tutte in grado di riprodurre musica, due di esse in grado di fare foto e filmati, tre di esse in grado di registrare audio. Starò mica nerdizzandomi?









