Chi è?

Chi è
quel celebre intellettuale
che in gioventù resto ammaliato e affascinato da Hitler,
al punto da auspicare che gli oppositori di un regime filofascista
venissero "arrestati e massacrati di botte",
e che scrisse che "Per il trionfo della sua causa un dittatore ha il diritto
di eliminare quelle poche creature che osteggiano il movimento per ragioni puramente soggettive
", chi è, dunque?


La risposta sta in questo libro.

(Dal Domenicale del 5 febbraio scorso.)

Dai pittogrammi alle emoticons

Una roba apparentemente circolare, cioè tipo: …riverrun, past Eve and Adam’s… E in effetti, se non da Adam&Eve, a tempi poco più recenti si risale:
lineareb2Epperò, e però, le immagini si possono modificare, storpiare, variare, ed è loro natura e ricchezza permetterlo; laddove le parole vogliono scrittori saltimbanchi e lettori trapezisti, per riuscire.

Steiner e la letteratura inutile

steinerpicsu Repubblica di ieri George Steiner risponde ad alcune domande sulla letteratura e la scienza, mostrando – e motivando – ancora una volta la sua poca considerazione per la letteratura di oggi.
su quello spunto, qualche considerazione.
il confronto-scontro tra cultura umanistica e cultura scientifica è in voga da quasi un secolo, però, appunto, non tramonta. ed è giusto che sia così, vista la sempre crescente presenza della tecnologia nella società occidentale (e non solo) e la parallela carenza di senso che tale presenza porta con sé. il conflitto è del resto testimoniato dalla ignoranza in materia di scienze che non sembra affatto ridursi; nonché dalle ininterrotte voci di protesta contro il presunto predominio della cultura scientifica (un paradosso, in effetti).

ma non voglio allargare troppo il discorso. prendo un passo dell’intervista a Steiner: "L’opinione, qui a Cambridge, è che siamo prossimi all’apertura delle ultime tre grandi porte. La prima è quella sulla creazione della vita in vitro: le chiamano molecole replicanti. Poi c’è la chiave della nascita dell’universo: secondo Hawking stiamo per conquistarla. Infine la coscienza: Crick sostiene che la possibilità di dire "io" è un fatto chimico, che riguarda la sistemazione delle molecole di carbonio attorno alle sinapsi. Di fronte a queste tre porte, che senso ha un romanzetto inglese su un adulterio a Londra? Quando si riuscirà ad impiantare una memoria nuova nei malati di Alzheimer si modificheranno le nostre concezioni di responsabilità, identità, parentela… Se fossi uno scrittore cercherei di occuparmi di questi temi".

ora, è evidente che la quasi totalità degli scrittori *non* si occupa di quei temi (tocca pensare all’Houellebecq delle Particelle elementari e, a quanto ho capito, a quello dell’ultimo "La possibilità di un’isola"). del resto gli scrittori non hanno la preparazione per trattare quelle questioni; o anche quando ce l’hanno preferiscono decisamente parlare di cose pressoché opposte, anche perché i temi imposti all’attenzione dei singoli, letterati compresi, sono quelli veicolati dai mass media, i quali di questioni scientifiche si occupano ben poco.

chiaramente non penso affatto che parlare d’altro, in letteratura, significhi fare letteratura insignificante; ma è una cosa vistosa il fatto che, di fronte ad una così massiccia e ramificata presenza della tecnologia – povera in sé di senso -, la letteratura abbia rinunciato a parlarne – e a provare a darle senso.

Jannis Kounellis, qualche anno fa, provò a proporre l’idea di dare all’arte il ruolo di portatrice di etica per l’economia. l’economia ovviamente se n’è fregata altamente, ma non per questo l’idea era sbagliata.