Un altro papiro al vetriolo per Canfora

settembre 16th, 2006

E una polemica letteraria che sembra quasi finta

Nel suo ultimo libro, "Il papiro di Dongo", Luciano Canfora descrive schiettamente le polemiche e le scaramucce tra i filologi del Ventennio: ostilità feroci, guerra per le cattedre e i finanziamenti, articoli di giornale tesi a guadagnar meriti per sé e screditare i nemici. Cose così. Proprio come oggi, insomma.

Oggi apro Repubblica e trovo, nel paginone di cultura – che ti trovo? – un lunghissimo articolo di Salvatore Settis che confuta, irride e sfotte un precedente testo di Luciano Canfora, appunto. Argomento del contendere: l’autenticità di un papiro (detto il Papiro di Artemidoro) recentemente studiato ed esposto a Torino da papirologi italiani (tra cui lo stesso Settis).

Per Canfora, che in un articolo su Quaderni di storia, con Stefano Micunco, argomenta essere tale papiro un falso ottocentesco, è quasi un contrappasso.
E tra l’altro, come dicevo, Settis ci va giù pesantissimo impostando tutta la sua replica sul sarcasmo, ovvero fingendosi certo che l’articolo di Canfora sia uno scherzo, un divertissement, tanto sono irricevibili le motivazioni con cui il barese opina la falsità del papiro di Artemidoro. E per di più questo sferzante contrattacco del Settis riceve da
Repubblica uno spazio inaudito: doppia pagina centrale e richiamo in prima pagina! Una roba che si dedica di solito, chessò, al nuovo romanzo di Umberto Eco, ad una lamentazione di Baricco, ad una tavola rotonda pullulante di premi Nobel. Non certo ad una polemica tra papirologi su un reperto sconosciuto ai lettori.

Dico questo perché nel leggere l’articolo di Salvatore Settis – a cui seguirà certamente una replica di Canfora – ho avuto l’impressione di una cosa concordata, una polemica preparata a tavolino. Nel leggere l’inizio quasi sembrava che i due illustri filologi fossero non l’un contro l’altro armati ma sghignazzanti a braccetto con fare goliardico – tanto è omogeneo e sottile il sarcasmo di Settis.
Non posso entrare nel merito delle argomentazioni pro e contro, ovviamente (dato che di papirologia non ne so una beata mazza); però noto la forma retorica usata nell’articolo di
Repubblica di oggi: si elencano le obiezioni di Canfora-Micunco e poi si smontano una ad una, con un crescendo di falsa incredulità che porta appunto a dire, con sarcasmo, che di certo i baresi scherzavano!, nel fare quelle obiezioni. Andiamo! Due filologi di tale fama come Canfora e Micunco non possono aver scritto ciò che hanno scritto se non  scherzando!
Una forma retorica classica, insomma, in cui si confuta l’avversario dicendo le cose in modo da farlo apparire fesso, o ingenuo. E per far ciò il metodo è il seguente: i veri punti di discordia, le cose su cui tra studiosi di massimo rango si hanno diverse sfumature interpretative (opinabili), si enunciano in breve; e si dà invece spazio e bordone di grancassa a divergenze fabbricate distorcendo con malizia la posizione altrui, sì da poter far fare all’avversario la figura del fesso (almeno davanti al pubblico dei non specialisti, cioè la quasi totalità, in questo caso).

L’articolo di Canfora e Micunco su Quaderni di Storia non l’ho letto, ma certamente era anche quello altrettanto feroce e salace di questo di Settis. E lo stesso per gli articoli che seguiranno. C’è da attendersi uno scontro in cui il povero Artemidoro è solo un casus belli pretestuoso dietro al quale ci sono ostilità tra accademici risalenti a chissà cosa. Forse risalenti persino al libro di Canfora, "Il papiro di Dongo".

A meno che, come dicevo, la cosa non sia una finta tenzone letteraria, uno scambio di elzeviri di comune preaccordo per metter su un po’ di giocoso polverone.

In entrambi in casi, tuttavia, lo spazio avuto dall’articolo di Settis si spiega solo col fatto che, dietro ai due clarissimi studiosi, ci sono i due maggiori quotidiani italiani: Canfora scrive sul Corriere della Sera, ricordiamolo.
D’accordo o con inimicizia, l’autopromozione l’otterranno comunque entrambi.

Domani e nei prossimi giorni compro il Corriere.

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Feed dei commenti17 Comments

  1. utente anonimo

    Se almeno tutto questo spingesse la gente comune a chiedersi “Artemidoro, chi era costui?” … Ma ne dubito.

    gabriella (che di papirologia ne capisce meno che niente)

  2. AmeliaCammalia

    Molte persone non sanno neanche cosa sia la papirologia, figurarsi se si chiedono chi sia Artemidoro…

  3. utente anonimo

    Prima mi ero dimenticata: tu scrivi “accordo o inimicizia?”. E io insinuo un altro dubbio: e se fosse collusione? Così, giusto per fare un po’ di dietrologia 😉

    gabriella

  4. SENZAQUALITA

    tutta ‘sta buriana mi ricorda lo spassoso “romanzo politico” di laurence sterne

  5. Effe

    i papirologi sono tra gli individui più violenti al mondo, ben lo si sa.

  6. utente anonimo

    Due filologi di tale fama come Canfora e Micunco non possono aver scritto ciò che hanno scritto se non scherzando!

    …..non per togliere meriti a Micunco che è uno studioso di particolari doti…ma indicare come filologo di chiara fama un ragazzo di 22 anni laureatosi lo scorso anno mi sembra azzardato. Ad ogni modo le obiezioni di stefano Micunco sono il frutto di circa sei mesi di studio…e confronto

  7. utente anonimo

    la gente comune ha speso dieci euro di biglietto per andare a vedere un papiro che ha ricevuto notevolissima pubblicità durante le olimpiadi…

  8. utente anonimo

    L’articolo di Canfora e Micunco su Quaderni di Storia non l’ho letto, ma certamente era anche quello altrettanto feroce e salace di questo di Settis. E lo stesso per gli articoli che seguiranno. C’è da attendersi uno scontro in cui il povero Artemidoro è solo un casus belli pretestuoso dietro al quale ci sono ostilità tra accademici risalenti a chissà cosa. Forse risalenti persino al libro di Canfora, “Il papiro di Dongo”.

    ….hai certo una bella fantasia!!!!troppa…..comunque quaderni storici non puoi averlo letto semplicemente perchè non è ancora uscito!:)

  9. pbeneforti

    @ herr heff, ero rimasto alla ferocia degli scacchisti.

    @ anonimo, fìrmati e poi se ne riparla – forse.

  10. utente anonimo

    di che dobbiamo parlare????

    quaderni storici non è ancora uscito.

    Micunco ha 22 anni pè un ottimo studioso e certamente diventerà un filologo eccezionale, ma nn è ancora un luminare….questioni anagrafiche soprattutto

  11. pbeneforti

    @an.10, caro Anonimo dalla Punteggiatura incontrollabile, si può parlare del mio post, naturalmente.

    un post nel quale, si sarà notato, non ho parlato dello scontro Canfora-Settis, né del Papiro di Artemidoro, né dei pareri sulla falsità vs. autenticità di tale papiro; bensi della rilevanza mediatica del conflitto accademico in corso.

  12. chiaraaa

    Mai letto “La donna della domenica”?

    🙂

  13. pbeneforti

    uh? il vecchio romanzo di Fruttero&Lucentini? ovviamente no, perché? parla di accademiche baruffe?

  14. utente anonimo

    Immagino che la donna della domenica sia stato chiamato in causa perché gli indagati sono due persone in vista (e per giunta la vicenda si svolge a Torino…).

  15. chiaraaa

    Sì, baruffe accademiche per inezie: la ricerca di quell’unica espressione insignificante per i più che però possa mettere moralmente in ginocchio l’avversario. E’ più ci si spinge nelle alte terre della conoscenza e più in controluce emerge una certa meschinità.

  16. utente anonimo

    @ chiaraaa: la tua è una lettura possibile. Ma sei sicura che in questo caso sia così? Uno studioso serio non perderebbe mesi di lavoro solo per autocelebrare la propria capacità sofistica di spuntarla su tutti.

    E poi il papiro di Artemidoro non è un’inezia, non è “solo” un testo antico. A quanto pare scriverebbe pagine nuove su tanti ambiti tecnici e culturali dell’antichità (geografia, editoria, arte, etc.). Certo, non è estattamente il vaccino per l’AIDS… ma ha comunque una certa rilevanza, non credi? Ciao!

    firmato: il bizantino (P.S. sono l’anonimo14)

  17. chiaraaa

    Grazie Bizantinoanonimo14 che cerchi di sensibilizzarmi alle lettere classiche. Fortuna che esisti.

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