Eymerich replica
Valerio Evangelisti, su Carmilla, replica alla replica di Silvia Dai Pra’. per chi non sapesse di cosa sto parlando (e non è che avrebbe perso granché), si tratta di una polemica innescata da Evangelisti attaccando la stroncatura della Dai Pra’ de "Lo sbrego" di Antonio Moresco.
Allora, ricapitolando:
- Silvia Dai Pra’ stronca Moresco
- Valerio Evangelisti stronca la stroncatura
- Lipperatura e Vibrisse ospitano commenti alla vicenda
- Silvia Dai Pra’ replica ai commenti (e ne suscita altri)
- Valerio Evangelisti, come già detto e linkato, risponde
E siam qui all’oggidì. Moresco si prende la sua poca pubblicità, Silvia Dai Pra’ idem, Valerio Evangelisti si diverte (questo in termini di cui prodest: ma non voglio dire che ci sia un calcolo di visibilità dietro alla polemica). Ora ci sarà ancora un séguito, probabilmente, ma ho l’impressione che alla fine la sostanza della querelle sia un po’ poca, e soprattutto difficilmente giudicabile senza conoscere i fatti, anche personali, dei e tra i duellanti. Insomma, se le recensioni che parlano dell’autore, oltre che della sua opera, siano lecite, oneste, in buona fede, obiettive o no, non è una questione proprio tanto originale; e riguardo a Moresco, vada a suo merito il fatto di suscitare reazioni così passionali – dato per buono che non sia un calcolo da parte sua – e amen.
un po’ più interessante è il tentativo di Giulio Mozzi di allargare la questione alla presenza dell’autore nella letteratura di oggi, anche se non mi è ben chiaro cosa giulio intenda parlando di autori-corpi contrapposti ad autori-persone: mi pare che sia più rilevante – anche se forse banale – parlare degli autori-personaggi (personaggi pubblici, intendo, non personaggi letterari), categoria che si è allargata ben oltre l’àmbito dei best seller; categoria che forse stride – paradossalmente – con quella un po’ maudit dell’opera-vita: gli scrittori la cui vita privata e intellettuale è fortemente influenzata e ossessionata da ciò che scrivono dovrebbero avere particolare difficoltà a prestarsi ai riti ingessati della promozione e dell’incontro col pubblico. Cioran e Houellebecq, per rappresentare due estremi di questa difficoltà.
Da ciò si può tornare nella versione astratta della querelle Evangelisti-Dai Pra’ chiedendosi se è lecito dubitare della sincerità e dell’onestà di quegli scrittori che mettono molto delle proprie budelle nella propria opera e tuttavia si prestano all’ordinato giro delle presentazioni in pubblico, delle fiere letterarie, dei passaggi in tv (per i più fortunati) col proprio ultimo libro in mano.
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